“Imbarazzismi"

Kossi-Komla-Ebri

IMBARAZZISMI

 

Prima edizione
"Imbarazzismi quotidani imbarazzi in bianco e nero" - Edizioni dell'Arco-Marna 2002

Prima edizione
Imbarazzismi quotidani imbarazzi in bianco e nero...e a colori" - Edizioni dell'Arco-Marna 2002

Seconda edizione
"Imbarazzismi" - Edizioni S.U.I. 2013

Terza edizione
Maggio 2018
"Imbarazzismi" - Edizioni TOUBA CULTURALE ITALY srl
via Cesare Battisti 1b 20854 Vedano al Lambro (MB)
toubaculturaleitaly@libero.it
+39 3804788847


Progetto grafico e impaginazione:
Alessandra Carcano
Stampato in Italia 2018
proprietà letteraria riservata
© Touba Culturale Italy srl

www.toubaculturaleitaly.wordpress.com

È vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata, compresa la fotocopia, anche ad uso interno o didattico, non autorizzata.


PREFAZIONE

     Ogni nero che vive in Italia ha un proprio ricco repertorio di «imbarazzismi ». Questo fortunato neologismo, ideato da Kossi KomlaEbri, sta a indicare situazioni che non rientrano nei casi di discriminazione crudele, violenta o quantomeno intenzionale, ma si tratta di episodi di razzismo di piccolo calibro, che avvengono senza che il loro autore se ne sia reso propriamente conto.

     L’imbarazzismo, come una gaffe sconveniente, crea disagio. Come un lapsus freudiano, svela giudizi e pregiudizi rimossi. Ma per quanto ciascuno di questi episodi non sia grave, gli imbarazzismi feriscono le loro vittime, perché sono quotidiani e perché illustrano una mentalità diffusa popolata di stereotipi.

     Come superarla? Il primo passo per sconfiggere i pregiudizi è quello di saperli riconoscere. Bisogna ammettere che ciascuno di noi ne ha diversi, quindi dobbiamo imparare a vederli e poi essere disposti a rivederli, ampliando le nostre conoscenze e mettendoli a confronto con la realtà dei fatti.

     Questa raccolta di aneddoti divertenti, amari e folgoranti ci aiuta a smascherare l’etnocentrismo e gli stereotipi con ironia, un’arma gentile ma efficace contro il razzismo latente.

     Il volume del medicoscrittore italo-togolese ci rammenta che dobbiamo fare ancora della strada per costruire una società e una cittadinanza veramente inclusive nei confronti delle minoranze e verso le persone di diversa origine, ma dobbiamo anche constatare che la mentalità sta cambiando ed in parte è già mutata.

     La società italiana è in rapida trasformazione: tra i protagonisti delle brevi storie collezionate da Kossi Kom-la-Ebri – oltre a persone che sono ancora disorientate da un’Italia sempre più meticcia – vi sono molte coppie miste, famiglie adottive, gruppi di amici costituiti da persone di nazionalità diverse. Vi è insomma un Paese per cui nei legami d’affetto e nei rapporti civili il colore della pelle, al pari del colore dei capelli, è solo questione di melanina. Un Paese dove le differenze di ogni consociato sono un potenziale di cui farne tesoro.

On. Cécile Kyenge
Ministro per l’integrazione

 

Bel negro, vuoi guadagnarti 500 lire?

     Un giorno uscivo dal supermercato con mia moglie, italiana. Avevamo fatto spesa da riempire due carrelli. Dopo aver caricato il tutto nel portabagagli, mia moglie mi spinse i due carrelli per recuperare 500 lire.

     M’incamminavo con i miei carrelli, quando sentii alle spalle un – Ssst! –, accompagnato da uno schioccare di dita. Mi girai e vidi un signore sulla cinquantina farmi segno con l’indice di avvicinarmi, e abbozzare il gesto di spingere il suo carrello verso di me. Lo guardai con un’espressione che mia moglie descrisse poi come carica di lampi e fulmini. Comunque il mio sguardo doveva essere stato eloquente, perché lo vidi richiamare il suo carrello e portarselo per conto suo. Senz’altro, visto il colore della mia pelle e il gesto della mia signora di affidarmi i carrelli, il sciur aveva fatto la somma: negro + carrelli = povero extracomunitario che sbarca il lunario. Tornando alla macchina, vidi la mia dolce metà, che conoscendo la mia permalosità, si contorceva dalle risate. Mi misi a ridere anch’io. Ora ogni volta che andiamo a fare la spesa, lei mi spinge, ammiccando, il carrello con voce scherzosa:
        – Ehi bel negro, vuoi guadagnarti 500 lire?

 

Lezione di geografia

     Un giorno andavo a scuola di specialità in chirurgia su un treno delle Ferrovie Nord. Ero seduto su quelle poltrone micidiali super riscaldate d’inverno, perciò bisognava discretamente sollevare una natica dopo l’altra per ottenere un po’ di sollievo.
     La gente, come al solito, occupava prima tutti gli altri posti e solo quando non aveva più altra scelta, disperata veniva man mano a sedersi nei miei paraggi. Un signore sulla sessantina si sedette di fronte a me e vedevo che già si preparava ad attaccare bottone, per cui mi rifugiai dietro il mio libro, per sfuggire al solito interrogatorio poliziesco con l’uso diretto del tu del tipo: – Da dove vieni? Cosa fai? Di che religione sei?
     Questa volta, mi trovai di fronte un «attaccatore» coriaceo, che iniziò con:
     – Hello! America?
     Risposi con un dignitoso silenzio.
     – Capire italiano?
     Annuii distratto, ma non riuscii a scoraggiarlo.
    – Africa?
     Annuii di nuovo pazientemente e lui, prendendo la mia apparente rassegnazione come un tacito assenso, proseguì con la sua inquisizione:
     – Tu da che paese Africa venire? Sentii la mia voce rispondere:
     – Togo.
In genere a questo punto, c’è chi dice: – Togo? Sì, ma quale paese? Stato? – oppure nasconde la sua ignoranza dietro un – Ah! – d’intendimento, pensando senz’altro ai famosi biscotti.
     In fondo hanno ragione: come si fa a raccapezzarsi di fronte a questo continente balcanizzato con tutti quegli statarelli che cambiano nome a ogni starnuto di un nuovo dittatore?
     Intanto il viso del mio perspicace aguzzino, dopo aver aggrottato la fronte in un riflessivo e intenso silenzio, s’illuminò di un sorriso di compassione e con infinita sapienza salì in cattedra:
     – Ah Togo! Nel tuo dialetto forse dire Togo, ma noi in italiano dire Congo. Tu capire? Congo!!
     Certo che avevo capito e... grazie per la lezione di geografia!

 

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